C'è qualcosa che si ripete...

Si può soffrire per una rottura amorosa, per l’ansia, per gli attacchi di panico, per lo stress o per le notti in cui il sonno non arriva. Si può soffrire per problemi di lavoro, di coppia o con la famiglia di origine, per la solitudine, per l’uso eccessivo di sostanze, per la violenza di genere o per la discriminazione, per il sentirsi stranieri in un luogo nuovo. Si può soffrire per il rapporto con il cibo, per un’identità che cambia, per la scelta del partner o del proprio genere, per il non sentirsi mai abbastanza, per una perdita o per ciò che non si riesce a raggiungere, per… Ognuno ha il proprio modo di soffrire.

 

Ci si puo rivolgere a una psicologa per molte ragioni. Non è necessario attraversare una crisi profonda: a volte è sufficiente un disagio, una domanda che insiste, qualcosa che non trova parola. 

Alcuni motivi di consulta

Alcuni motivi di consulta frequenti sono... e non solo:

Ansia, angoscia, attacchi di panico

Lo psicoanalista offre uno spazio in cui poter mettere in parola ciò che irrompe nel corpo sotto forma di angoscia o panico. Attraverso l’ascolto, si lavora per cogliere il senso singolare che questi fenomeni hanno per quella persona, senza ridurli a una semplice etichetta diagnostica.

Tristezza persistente o perdita di motivazione

Quando tutto sembra perdere colore o significato, il lavoro analitico aiuta a interrogare ciò che si è incrinato nel rapporto con il desiderio. Non si tratta di “motivare” dall’esterno, ma di permettere al soggetto di ritrovare un orientamento proprio.

Difficoltà nelle relazioni affettive o familiari

Nelle relazioni spesso si ripetono modalità che fanno soffrire. Lo psicoanalista accompagna la persona a riconoscere il proprio modo di entrare nel legame, mettendo in luce dinamiche inconsapevoli che possono aprire a nuove possibilità.

Ripetizione di situazioni che generano sofferenza

Quando ci si accorge di vivere sempre “la stessa storia”, l’analisi permette di interrogare questa ripetizione. Dare parola a ciò che si ripete consente, nel tempo, di modificarne la posizione soggettiva.

Momenti di cambiamento, separazioni o lutti

I passaggi della vita possono destabilizzare profondamente. Lo spazio analitico offre un luogo in cui elaborare la perdita o il cambiamento, rispettando i tempi singolari di ciascuno.

Disagio rispetto al lavoro o al proprio percorso di vita

Dubbi, blocchi o insoddisfazione possono segnalare una distanza tra ciò che si vive e ciò che si desidera. L’analisi aiuta a chiarire la propria posizione e a orientarsi nelle scelte.

Problemi di autostima o conflitti interiori

Quando il giudizio su di sé è particolarmente severo o contraddittorio, lo psicoanalista lavora affinché il soggetto possa distinguere la propria voce da quella delle istanze interiorizzate, costruendo un rapporto più sostenibile con sé stesso.

Sintomi psicosomatici o disturbi del sonno

Il corpo può esprimere ciò che non trova parola. L’analisi non si limita al sintomo, ma lo considera come un messaggio da decifrare nel contesto della storia singolare della persona.

Il desiderio di comprendere meglio sé stessi

Non sempre si arriva con un sintomo definito. A volte c’è solo una domanda su di sé, sul proprio modo di vivere e di scegliere. Lo psicoanalista offre un ascolto attento e non giudicante, che permette di esplorare questa domanda e darle forma.

"Primordial Chaos", Hilma Af Klint, 1906-7

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